mag
19

Sull’attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi

La scuola Morvillo - Falcone di Brindisi colpita dall'attentato

La scuola Morvillo - Falcone di Brindisi colpita dall'attentato

Non ci sono parole adeguate per esprimere tutto lo sdegno, la rabbia per il vile e infame attentato di questa mattina a Brindisi.

Se la sono presa con dei ragazzi, con una scuola, non una scuola qualsiasi e non in un momento qualsiasi: la memoria di Giovanni Falcone e di sua moglie Francesca Morvillo, così come di tutti coloro che persero la vita esattamente vent’anni fa in una stagione che sembra di rivivere, vive nell’intestazione di quell’edificio violato e ora anche nel ricordo struggente di quelle giovani vite spezzate. E il fatto che proprio oggi la “Carovana antimafia” avrebbe raggiunto la città di Brindisi, rafforza i sospetti sulla mano che ha azionato l’ordigno.

Questo è un gesto scellerato che non colpisce semplicemente una scuola o una città da sempre impegnate in prima linea per promuovere la cultura della legalità contro tutte le mafie bensì, proprio perché tocca un’istituzione scolastica, ferisce al cuore lo Stato colpendo la parte più sensibile di una comunità: le giovani generazioni, ovvero il futuro del nostro Paese.

Sicuro che le istituzioni preposte riusciranno in breve tempo a spiegare al Paese, attonito e preoccupato, come sia stato possibile un tale vigliacco abominio e ad assicurare alla Giustizia gli autori e i mandanti, esprimo al sindaco di Brindisi Mimmo Consales e all’intera comunità brindisina la solidarietà e la vicinanza di tutta la città di San Benedetto del Tronto. Un pensiero commosso va ai feriti e alla famiglia della ragazza rimasta uccisa, consapevole che nessuna parola potrà lenire un dolore senza perché.

Mi preme inoltre fare un invito alle direzioni didattiche cittadine di ogni grado affinché lunedì, al rientro in classe degli studenti, si dedichi un’ora per riflettere sull’accaduto e nei programmi scolastici si approfondiscano i temi e si promuova la cultura della legalità

Giovanni Gaspari

mag
08

In occasione del Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

Il manifesto dell'iniziativa

Il manifesto dell'iniziativa

Il 9 maggio è un giorno molto importante poiché si celebrano due ricorrenze care al Paese, alla nostra Città e a tutti noi.

Il 9 maggio è la “Festa dell’Europa”, occasione unica per avvicinare l’Europa ai suoi cittadini, soprattutto più giovani, e la tradizionale cerimonia promossa dalla Provincia di Ascoli Piceno quest’anno si arricchisce della presenza del presidente emerito della Corte costituzionale Piero Alberto Capotosti, nostro concittadino e Premio “Truentum”. In un momento in cui il concetto stesso di Europa è messo in discussione dinanzi alla morsa della crisi che sconvolge tutti gli equilibri sinora raggiunti, è molto importante insistere perché i nostri ragazzi capiscano cosa significhi progettare un futuro diverso in ambito europeo.

Ma il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, è stato scelto dal Parlamento Italiano come “Giorno della Memoria in ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi” e offre a questa Amministrazione comunale l’opportunità di focalizzare l’attenzione sulla stagione terribile conosciuta come “gli anni di piombo” che ha attraversato la storia recente del nostro Paese e ha rappresentato una pagina dolorosissima e buia per la nostra Città.

Gli anni scorsi abbiamo cercato di onorare la memoria di tanti caduti intitolando spazi pubblici ad alcuni di loro: in primis ad Aldo Moro, nell’immaginario collettivo simbolo, per il ruolo primario rivestito nella vita politica del Paese, delle vittime del terrorismo. E poi a due persone della nostra terra che non si conoscevano tra loro ma che il destino ha voluto legare nella tragedia, Roberto Peci e Vincenzo Illuminati che ebbe solo il torto di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato di un’epoca per tanti versi sbagliata.

Proseguendo nell’intento di ricostruire una memoria civile, pubblica, condivisa su che cosa siano stati gli anni bui del terrorismo, delle stragi rimaste impunite, della strategia della tensione i cui contorni sono tutt’oggi da definire, abbiamo quest’anno deciso di intitolare un’area cittadina a tutti quei servitori dello Stato in divisa, studiosi, giornalisti, magistrati, sindacalisti che hanno pagato con il prezzo più alto la scelta di combattere il terrorismo o di non condividerne la logica eversiva. Ma anche a quei semplici cittadini spazzati via da un terribile gioco di morte costruito per fini mai chiariti fino in fondo, come le stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.

“Largo Vittime delle Stragi e del Terrorismo” sarà dunque un punto di riferimento nel panorama della memoria che stiamo costruendo nella città, un invito a riflettere sul fatto che la democrazia non è un traguardo raggiunto una volta per tutte. Partendo dalla Resistenza, passando per le stragi degli anni ’60 e ’70, per gli omicidi del terrorismo rosso e nero, fino all’episodio di poche ore fa a Genova, il cammino verso una società democraticamente matura è irto di ostacoli e purtroppo macchiato del sangue di tante brave persone.

Non smetterò mai di ribadire che San Benedetto ha pagato un pesante pedaggio per questo cammino, che gli “anni di piombo” costituiscono una ferita ancora aperta per la nostra Città. Perché si rimargini è tempo che ci si liberi delle ultime ombre. La storia non si scrive due volte. Si vada avanti mettendo la parola “fine” almeno su episodi su cui la Storia e la Giustizia concordano. Inopinate nuove chiavi di lettura hanno il solo risultato di rinnovare sofferenza nelle famiglie colpite dalla perdita dei propri cari.

Da ultimo intendo rivolgere un doveroso ringraziamento al presidente emerito della Corte costituzionale Piero Alberto Capotosti, al Procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno dr. Michele Renzo che sarà presente alla cerimonia, alla dirigente, agli insegnanti e agli alunni della scuola “Cappella – Curzi” di Porto d’Ascoli, che rappresenteranno tutti i giovani per cui queste cerimonie sono principalmente pensate, a Don Pio Costanzo, presenza sempre preziosa e stimolante in occasione degli eventi più significativi della “sua” Porto d’Ascoli.

Giovanni Gaspari

apr
24

La città celebra il 25 aprile nel segno della partecipazione

Corteo del 25 aprile 2011

Corteo del 25 aprile 2011

Celebrare l’anniversario del 25 aprile possiede sempre un valore speciale, se letto come memoria delle vicende storiche che portarono alla fine dell’occupazione nazista e dell’oppressione fascista e al riscatto dell’onore dell’Italia e degli Italiani.

La specialità di questa lettura sta nella duplice valenza della  Liberazione che, da un lato, pose le basi di una solida democrazia e portò all’istituzione della Repubblica rappresentando così un secondo Risorgimento della nazione e delle sue Istituzioni,  dall’altro fu senz’altro lotta di popolo.

Essa ha rappresentato infatti una pagina fondamentale della storia italiana, scritta certamente grazie ai valorosi soldati alleati e con il contributo determinante di tanti civili che imbracciarono le armi e, consapevoli del rischio mortale cui andavano incontro, furono protagonisti di questo processo di Risorgimento nazionale. Ma se il successo, pur ad un prezzo altissimo, arrise ai partigiani e alle truppe alleate, ciò si deve all’impegno oscuro, silenzioso, ma fondamentale di tanti uomini, donne, giovanissimi e anziani che aiutarono i resistenti a nascondersi, cambiarsi d’abito, rifocillarsi, assicurando i collegamenti tra i diversi gruppi combattenti. In questo senso la Resistenza fu lotta di popolo, per questo gli Italiani devono andare a testa alta perché fu il popolo italiano, con i suoi sacrifici, a permettere all’Italia di affrontare con dignità le nazioni vincitrici e costruire con loro un futuro di pace.

Ma è oggi nostro dovere ricordare soprattutto i martiri della Resistenza, i partigiani e i militari caduti, i condannati a morte, i civili trucidati, le città martoriate, le vittime e i perseguitati di quella stagione oscura che fu per l’Europa quella dei fascismi dando valore all’antifascismo: quel sentimento custodito nei cuori dei tanti che ci ha resi “Liberi!” dalla schiavitù dei totalitarismi.

Celebrare oggi la Resistenza non significa raccontare una “favoletta” alle giovani generazioni – come hanno voluto dimostrare alcuni studenti di estrema destra mancando di rispetto nei confronti di un combattente della Liberazione in una manifestazione a Roma – o rinfocolare antiche tensioni – come tentano di fare, ad esempio, alcuni sprovveduti che si sono divertiti a imbrattare manifesti celebrativi del 25 aprile qui nel Piceno – né tantomeno svolgere una cerimonia per pochi eletti.

Per questo l’Amministrazione comunale, per il primo anno, ha deciso di celebrare la cerimonia commemorativa del 25 aprile 2012 nel cuore del centro cittadino, tra le persone, in mezzo al “popolo”, a pochi passi dai monumenti che testimoniano il sacrifici sostenuti da tanti italiani, seppur in epoche diverse, per l’indipendenza del nostro Paese.

Per questo l’Amministrazione, da tanti anni, in occasione del 25 aprile, organizza un visita nella città gemella di Steyr e al campo di concentramento di Auschwitz grazie alla quale i nostri studenti possono avere memoria di quanta atrocità possa essere capace l’uomo quando decide di calpestare dignità e vite altrui.

Reputando che, ora come allora, il valore più importante della Resistenza resti la partecipazione, crediamo dunque che questo possa essere il modo migliore per offrire a tutti l’opportunità di conoscere la storia e le storie di italiani che riconquistarono la libertà, la democrazia e la dignità di essere un popolo che aveva ritrovato le proprie radici, le proprie tradizioni e che si affacciava al futuro con fiducia, speranza, orgoglio.

Giovanni Gaspari

apr
19

Settore balneare: le richieste dell’ANCI al Governo Monti

Pubblico il documento ufficiale con le richieste dell’ANCI al Governo dopo la manifestazione di ieri a Roma.

Il Comitato Direttivo dell’ANCI – Roma, il 18 Aprile 2012

Premesso che:

  • La direttiva 123/2006/Ce ha imposto agli stati membri della comunità europea di adeguarsi al principio della “libertà di stabilimento” ai sensi del quale le concessioni demaniali marittime ad uso turistico devono essere rilasciate per una “durata limitata adeguata” e, soprattutto, non più con procedure di rinnovo automatico o con sistemi tali da “accordare vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami”;
  • A seguito di tale direttiva, lo stato italiano ha subito una procedura di infrazione (n. 4909/08) con la quale la commissione europea ha contestato all’Italia non solo un atteggiamento discriminatorio, ma ha anche chiesto che entro un breve termine la normativa interna si adegui alle direttive comunitarie;
  • Con legge n. 25 del 2010, in attesa di una nuova disciplina organica, sono state prorogate fino al 31/12/2015 il regime delle attuali concessioni demaniali marittime;
  • Che con la stessa normativa è stato altresì abrogato il comma 2 dell’art. 37 del Codice dellanavigazione che prevedeva il cd. “Diritto di insistenza” a favore degli attuali Concessionari, per i quali veniva stabilita una preferenza in sede di rinnovo delle concessioni scadute;
  • Il Comitato Direttivo dell’ANCI con ordine del giorno del 14 aprile 2011 ha deliberato di:
  1. Richiedere al Governo il proprio intervento urgente teso a prevedere la proroga delleconcessioni del demanio marittimo oltre il termine del 31/12/2015 e ad intraprendere leiniziative nei confronti dell’Unione europea per escludere tali concessioni dalla disciplinadella “Direttiva Servizi”;
  2. Impegnare la Presidenza dell’ANCI ad intraprendere le iniziative più opportune perraggiungere tali obiettivi anche in sede di Unione europea;
  • che con l’art.11 della legge n.217 del 15 dicembre 2011, al fine di chiudere la procedura di infrazione n. 2008/4908 è stata, in parte, modificata l’attuale disciplina delle concessioni demaniali marittime con contestuale delega al Governo ad adottare un decreto legislativo avente per oggetto la revisione e il riordino dell’intera materia sulla base di principi individuati nella medesima legge:
  • Che tali principi consistono nello:
  1. stabilire limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, entro i quali le regioni fissano la durata delle stesse in modo da assicurare un uso rispondente all’interesse pubblico nonché proporzionato all’entità degli investimenti;
  2. prevedere criteri e modalità di affidamento nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti;
  3. individuare modalità per la riscossione e per la suddivisione dei proventi derivanti dai canoni tra comuni, province e regioni;
  4. fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, disciplinare le ipotesi di costituzione del titolo di uso o di utilizzo delle aree del demanio marittimo;
  5. individuare i casi in cui le concessioni nuove, decadute o revocate sono assegnate nell’ambito dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni;
  6. prevedere criteri per l’equo indennizzo del concessionario nei casi di revoca della concessione demaniale, nei casi previsti dall’articolo 42 del codice della navigazione;
  7. stabilire criteri per l’eventuale dichiarazione di decadenza delle concessioni, nonché criteri e modalità per il sub ingresso in caso di vendita odi affitto delle aziende.

Considerato che

  • Che la citata disciplina pur nel tentativo di risolvere i conflitti emersi in sede di comunità europea non ha sciolto i problemi relativi alla salvaguardia di un settore come quello turistico-balneare per il quale la cessazione delle attuali concessioni provocherebbe un serio pregiudizio dei livelli occupazionali locali e stagionali;
  • Che, inoltre, pur prevedendo la citata norma che la durata delle concessioni sia proporzionata all’entità degli investimenti appare altresì necessario legare la scelta del concessionario a criteri non meramente economici ma, altresì, a valutazioni in ordine alla professionalità acquisita dallo stesso nel settore balneare, favorendo, inoltre, progetti finalizzati alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio culturale tradizionale del Comune nel cui territorio ricade la concessione in modo da consolidare il legame esistente tra gli operatori economici e l’area geografica in cui gli stessi operano;
  • Che il tempo necessario al Governo ed alla Regione per individuare uno stabile quadro normativo provoca incertezza negli operatori commerciali non stimolando gli investimenti e gli ammodernamenti necessari allo sviluppo del settore;
  • Che, pertanto, è interesse comune quello di favorire un’ulteriore proroga, rispetto alla data del 2015, delle concessioni esistenti anche al fine di consentire il recupero e l’ammortamento degli investimenti effettuati;

Considerato, inoltre, che:

  • La comunità europea ha dettato una disciplina che non ha preso in considerazione la specificità del settore turistico-balneare italiano.
  • In particolare non è stato considerato che,:
  1. le concessioni demaniali marittime italiane rientrano in quelle di beni e non di servizio e, pertanto, il mancato recepimento della direttiva europea, non costituisce una violazione della stessa poiché il riferimento normativo è costituito dall’art. 37 del Cod. Nav. e dall’art. 18 del regolamento di attuazione dello stesso codice che, infatti, prevedono procedure e criteri di comparazione tra più domande di concessione in concorso tra loro nel rispetto dei principi della trasparenza pubblica;
  2. come meglio specificato dalla stessa legge quadro italiana sul turismo (L.n. 135/2001) le imprese balneari del nostro paese operano in sintonia con l’identità culturale e lo stile di accoglienza del territorio;
  3. gli operatori balneari italiani svolgono, inoltre, funzioni di carattere pubblico, in molti casi, in sostituzione di enti pubblici, che ne determinano uno status differenziato rispetto a quello degli altri Stati membri dell’U.E.. In particolare gli operatori italiani svolgono anche funzioni di salvaguardia della pubblica incolumità, di cura dell’igiene e della sanità pubblica, della tutela e monitoraggio dell’ambiente costiero e della conservazione del bene pubblico concesso che non rientrano nel campo di applicazione delle disposizioni relative al principio di “libertà di stabilimento”.

Tutto ciò premesso e considerato

Il Comitato Direttivo dell’ANCI

Richiede al Governo:

  1. di adoperarsi, presso le opportune sedi dell’Unione europea, affinché, in considerazione delle specificità del settore, come meglio specificato in premessa, e che investe funzioni pubbliche quali la salvaguardia dell’ecosistema e della conservazione dei beni di interesse collettivo, sia prevista una specifica deroga delle attività riconducibili all’area turistico-balneare rispetto alle norme contenute nella direttiva servizi.
  2. di prevedere, nelle more dell’adozione del decreto legislativo che disciplini l’intero settore, una proroga delle attuali concessioni del demanio marittimo oltre il termine del 31.12.2015;

apr
10

Nel ventennale dell’esondazione del fiume Tronto

Sono trascorsi venti anni dall’esondazione del fiume Tronto, un episodio tragico che ha sconvolto la vita di molti cittadini sambenedettesi in particolare degli abitanti di Porto d’Ascoli che, nel giro di poche ore, si sono visti portare via dalla furia dell’acqua parte della loro vita affettiva e lavorativa.

L’alluvione è una ferita ancora aperta nel cuore della popolazione dei quartieri Agraria, Sentina e Porto d’Ascoli centro che, per le nefaste conseguenze provocate alle case e all’economia del territorio, ha prodotto in tutti noi una coscienza diversa per affrontare le catastrofi naturali.

Dal 1992 ad oggi sono stati effettuati una lunga serie di interventi dalla realizzazione delle piste ciclabili a pettine lungo il Tronto tra Ascoli e San Benedetto, alla riperimetrazione del fiume grazie all’approvazione del Piano d’assetto idrogeologico (PAI) dell’Autorità di bacino, fino, in ordine di tempo, alla realizzazione del nuovo ponte che unisce la Marche all’Abruzzo, che seppur con le lungaggini della Pubblica Amministrazione, hanno permesso la messa in sicurezza del fiume Tronto.

Di fronte ai repentini cambiamenti climatici a cui ogni giorno assistiamo e in un periodo in cui la sicurezza idrogeologica è una necessità impellente per il nostro Paese, questa Amministrazione ha già raggiunto un importante traguardo insieme alla Provincia di Ascoli Piceno e al Comune di Monteprandone, portando a compimento la sistemazione del Fosso dei Galli.

L’Amministrazione comunale intende mantenere un impegno, scritto nella nostra coscienza prima ancora che negli atti: non abbassare la guardia affinché situazioni come questa non si ripetano più.

Vogliamo inoltre proseguire su questa strada migliorando la qualità ambientale dei fossi a partire dal Torrente Albula sul quale attualmente è in corso d’opera la riqualificazione dei ponti e del tratto extraurbano.

L’auspico è che entro la fine dell’anno si riesca anche ad inaugurare il ponte ferroviario del Tronto e che si possa presto stringere l’intesa con la  Provincia di Teramo e il Comune di Martinsicuro per la realizzazione del ponte ciclopedonale, un’opera essenziale non solo per la sicurezza e per la diffusione nella cittadinanza della cultura della mobilità sostenibile, ma anche per dare impulso a forme di turismo ciclabile.

Giovanni Gaspari

apr
05

Congratulazioni al dott. Luciano Moretti

Cardiologia

Rivolgo al dott. Luciano Moretti le mie più sincere congratulazioni per gli ottimi risultati ottenuti così come emergono dalla graduatoria stilata dalla Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), per conto del ministero della Salute, che qualifica l’ospedale di Ascoli punto di eccellenza per la bassa mortalità da infarto miocardico.

Lo studio certifica che il tasso di mortalità da infarto miocardico, a 30 giorni dal ricovero, è nella struttura diretta dal dr. Moretti del 4,26% rispetto al 10,95% della media nazionale e ciò rappresenta motivo di soddisfazione per gli utenti del nosocomio ascolano e per tutti i cittadini del Piceno.

Si tratta del giusto riconoscimento per l’importante lavoro sulle problematiche cardiologiche portato avanti negli anni dal dr. Moretti e dal suo staff che, mi auguro, in futuro possa migliorare offrendo performance nuove e all’avanguardia come quelle connesse alla riabilitazione post – infarto.

E’ su specialisti come il dott. Moretti che deve imperniarsi l’Area Vasta, che dunque può trovare applicazione concreta attraverso la creazione di  sinergia tra i due nosocomi di Ascoli e San Benedetto tale da valorizzare le professionalità già presenti come appunto quella del dott. Moretti e da farle diventare punto di riferimento dell’intero sud delle Marche.

Auguro dunque buon lavoro al dott. Moretti e ai suoi collaboratori con l’auspicio che queste attestazioni di stima siano da stimolo all’attuazione di un’integrazione dei servizi ospedalieri del Piceno nel segno della qualità e della tutela delle eccellenze.

Giovanni Gaspari

feb
20

Sulla vicenda relativa ai procedimenti della Corte dei Conti per gli incarichi esterni

La sede municipale di viale De Gasperi

Come ho avuto modo di spiegare verbalmente ad alcuni giornalisti che mi hanno interpellato, non intendo nascondere nessun aspetto della vicenda relativa ai procedimenti in corso dinanzi alla Corte dei Conti per gli incarichi affidati a professionisti durante il mio primo mandato.

Non ho alcuna difficoltà pertanto a render noto che questa mattina ho preso cognizione del decreto di citazione a giudizio dinanzi alla Corte dei Conti unicamente per l’incarico affidato alla società specializzata Daedala spa di Pesaro per il “Progetto di rivisitazione organizzativa del settore Lavori pubblici e Tutela ambientale” per un importo di 19.200 euro comprensivo di Iva.

Nessun “rinvio a giudizio”, dunque, come erroneamente scritto da alcuni organi di stampa, visto che quella definizione è applicabile esclusivamente alla giustizia penale. Come noto, la citazione per responsabilità amministrativa davanti alla Corte dei conti attiene esclusivamente ad un giudizio di tipo risarcitorio di carattere civile.

Così come per l’altro provvedimento relativo all’incarico affidato all’arch. Luigina Zazio, ribadisco di attendere nella più completa serenità, insieme ai dirigenti citati nell’atto, le udienze di giugno e luglio prossimi dinanzi alla magistratura contabile, certo, come ho già avuto modo di mettere a verbale nel corso delle audizioni svoltesi nei mesi passati dinanzi al personale della Guardia di Finanza che ha svolto gli accertamenti, di poter dimostrare l’assoluta correttezza del mio operato.

In particolare, nel confronto che avremo con i giudici della Corte dei Conti, il sottoscritto e i dirigenti citati nell’atto contano di poter dimostrare non solo che quegli incarichi furono affidati a professionalità di elevatissimo spessore, con curricula assolutamente all’altezza dei compiti loro affidati, ma che quei provvedimenti si resero indispensabili stante la delicatezza e la complessità degli obiettivi da raggiungere.

Ribadisco dunque la mia convinzione che non vi è stato alcun danno economico arrecato all’Ente ma che anzi lo stesso è uscito arricchito dai fecondi rapporti intrattenuti con tali professionalità.

Giovanni Gaspari

feb
09

Alcune riflessioni sulla ricorrenza del 10 febbraio, “Giorno del Ricordo”

10 febbraio, Giorno del Ricordo

Dal 2006 l’Amministrazione comunale cerca di mantenere un impegno, scritto nella nostra coscienza prima ancora che negli atti: recuperare al sentire comune, soprattutto in quello delle giovani generazioni, il significato di alcune date – simbolo per la storia del Paese.

Ognuna di esse ha un’autonoma valenza, perché in quel giorno e quel mese avvenne uno specifico episodio che, col tempo, è assurto a simbolo di un atteggiamento collettivo, di un fenomeno sociale che bisogna conoscere e capire nelle sue motivazioni più profonde.

Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo istituito dal Parlamento con legge n. 92 del 30 marzo 2004, si collega al trattato di pace firmato quel giorno del 1947 con cui, tra le altre cose, si stabiliva la cessione alla Jugoslavia dei territori dell’Istria, Fiume e Zara. Una durissima punizione per un Paese colpevole di aver sostenuto il regime hitleriano ed aver combattuto a fianco della Germania nazista una guerra devastante, un dramma inenarrabile per migliaia di profughi costretti ad abbandonare tutto. Fu la tragica conclusione di un periodo storico infame per quei territori: tra il 1943 e il 1945, mentre tutto il mondo stava per essere liberato dalla fine della seconda guerra mondiale, le popolazioni italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia erano vittime degli eccidi perpetrati per motivi etnici e/o politici dall’Armata popolare di liberazione della Jugoslavia.

Questa tremenda pagina della storia del nostro Paese, che racconta episodi di barbarie commesse su migliaia di cittadini innocenti, talvolta colpevoli solo di essere italiani, che vennero torturati e gettati, molti ancora vivi, dentro le cavità naturali presenti sull’altipiano del Carso, le cosiddette “foibe” , richiama le nostre coscienze a interrogarsi su come sia possibile pianificare lo sterminio di intere popolazioni unicamente sulla base della appartenenza dei membri di quella comunità ad una etnia o ad un sentire politico.

La storia ha continuato a proporci orrori simili, ad ogni latitudine, anche in epoche recentissime, quando, superate le censure legate alla Guerra Fredda, la cognizione generale di quei fatti era universalmente diffusa: basti pensare al Ruanda o alla Bosnia, di fronte a casa nostra.

E’ dunque evidente quanto bisogno ci sia di ricordare: capire in quali abissi può sprofondare l’uomo a causa della “banalità del male” è essenziale per sperare che il mondo non ricada mai più in quegli orrori.

Il maltempo e la necessità di non penalizzare ulteriormente il calendario delle lezioni, già mutilato dalle quattro giornate di chiusura dovute alle avverse condizioni meteo, ci hanno indotto, seppure a malincuore, a disporre l’annullamento della cerimonia commemorativa del Giorno del Ricordo alla quale avevamo invitato il prof. Costantino di Sante e alcuni testimoni dell’esodo giuliano – dalmata.

Auspico che nella giornata di domani nelle scuole cittadine gli insegnanti dedichino comunque qualche minuto al racconto della storia di quegli uomini e quelle donne costretti ad un esodo forzato per ritrovare la libertà, una storia che interroga senza sosta la coscienza di tutti noi per capire se vi hanno messo radici salde gli anticorpi dell’intolleranza ottusa, dell’odio insensato, della violenza gratuita per chi appare, in qualsiasi modo, “diverso”.

gen
27

Giornata della Memoria “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo”

Sono trascorsi sessantasette anni dal giorno in cui,  il 27 gennaio 1945,  si aprirono i cancelli di Auschwitz e l’umanità intera venne non solo a conoscenza delle conseguenze terribili generate dalla guerra contro tutta l’umanità, ma prese cognizione della tragedia causata dall’incredibile efferatezza dei crimini commessi nei campi concentramento dove furono sterminati milioni di ebrei, ma anche rom, omosessuali, portatori di handicap.

Nel ricordare quei luttuosi fatti, i termini “orrore”, “crudeltà”, “negazione dell’umanità”, “condanna incondizionata” dovrebbero essere patrimonio comune ampiamente acquisito ad ogni latitudine e in ogni fase storica.

Così, come sappiamo, purtroppo non è: riemergono sistematicamente penosi quanto inquietanti tentativi di minimizzare, se non negare, l’enormità di quanto accaduto. E allora commemorare vuol dire prima di tutto conoscere e riconoscere: sapere il più possibile, provando a non chiudere gli occhi per la rabbia e il dolore, pensare in quali abissi sia stato possibile precipitare l’animo umano, interrogarsi se un fatto così possa mai ripetersi.

Reputo dunque necessario che ogni anno l’Amministrazione e la Città si ritrovino con gli studenti e le scuole per far riemergere in tutta la loro crudezza gli echi di quei fatti: è uno dei compiti fondamentali delle Istituzioni promuovere e sostenere ogni iniziativa tesa a mantenere la memoria di ciò che accadde. Affinché sapere ci insegni a fare in modo che non possa più accadere.

Su un monumento del campo di concentramento di Dachau, c’è un incisione tradotta in trenta lingue che recita: “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo”. Mi piacerebbe che i nostri giovani ne facessero tesoro.

gen
18

In ricordo del premio Truentum Albano Bugari

Con la scomparsa di Albano Bugari un altro pezzo di storia della città ci lascia: resta un grande rimpianto, solo parzialmente risarcito dalla consapevolezza che non scompare l’opera che egli ha condotto per decenni nella raccolta, catalogazione e divulgazione dell’immenso patrimonio del Museo Ittico “Capriotti”.

Il premio Truentum che fu attribuito a Bugari nel 2004 ha rappresentato il doveroso grazie della comunità locale per aver dedicato la vita prima a coinvolgere la nostra marineria nel trasferire a terra, e quindi donare, le innumerevoli varietà di specie marine in cui si è imbattuta durante la navigazione per i mari del mondo; poi a dare dignità di raccolta museale unica nel suo genere a tutti quei preziosi reperti che ora costituiscono uno degli elementi di attrazione culturale e turistica di San Benedetto. Infine a dare divulgazione a tutto questo lavoro attraverso le migliaia di visite guidate condotte a beneficio di scolaresche e comitive italiane e straniere e le pregevoli pubblicazioni edite negli ultimi anni.

Personalmente mi rimane il ricordo di una persone squisita, attenta e scrupolosa nell’offrire il suo contributo di esperienza, ma soprattutto assolutamente innamorata della sua città. Un affettuoso pensiero va in questo momento alla famiglia, e in particolare alla moglie e ai figli Romolo, Daniela e alla cara Titti.

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