Non ci sono parole adeguate per esprimere tutto lo sdegno, la rabbia per il vile e infame attentato di questa mattina a Brindisi.
Se la sono presa con dei ragazzi, con una scuola, non una scuola qualsiasi e non in un momento qualsiasi: la memoria di Giovanni Falcone e di sua moglie Francesca Morvillo, così come di tutti coloro che persero la vita esattamente vent’anni fa in una stagione che sembra di rivivere, vive nell’intestazione di quell’edificio violato e ora anche nel ricordo struggente di quelle giovani vite spezzate. E il fatto che proprio oggi la “Carovana antimafia” avrebbe raggiunto la città di Brindisi, rafforza i sospetti sulla mano che ha azionato l’ordigno.
Questo è un gesto scellerato che non colpisce semplicemente una scuola o una città da sempre impegnate in prima linea per promuovere la cultura della legalità contro tutte le mafie bensì, proprio perché tocca un’istituzione scolastica, ferisce al cuore lo Stato colpendo la parte più sensibile di una comunità: le giovani generazioni, ovvero il futuro del nostro Paese.
Sicuro che le istituzioni preposte riusciranno in breve tempo a spiegare al Paese, attonito e preoccupato, come sia stato possibile un tale vigliacco abominio e ad assicurare alla Giustizia gli autori e i mandanti, esprimo al sindaco di Brindisi Mimmo Consales e all’intera comunità brindisina la solidarietà e la vicinanza di tutta la città di San Benedetto del Tronto. Un pensiero commosso va ai feriti e alla famiglia della ragazza rimasta uccisa, consapevole che nessuna parola potrà lenire un dolore senza perché.
Mi preme inoltre fare un invito alle direzioni didattiche cittadine di ogni grado affinché lunedì, al rientro in classe degli studenti, si dedichi un’ora per riflettere sull’accaduto e nei programmi scolastici si approfondiscano i temi e si promuova la cultura della legalità
Giovanni Gaspari






































