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ott 24

Sul Registro delle Unioni Civili

In merito all’istituzione di un Registro Amministrativo delle Unioni Civili nel Comune di San Benedetto del Tronto, si ritiene utile fornire alcune indicazioni sui  criteri in base ai quali il Settore “Innovazione, servizi ai cittadini ed alla persona” sta redigendo il regolamento in materia.

 

Il lavoro in corso è il frutto di un’approfondita ricerca comparata sugli atti prodotti da 159 Comuni che si sono dotati di un registro delle unioni civili ed è finalizzato a redigere un regolamento, da sottoporre quindi al vaglio del Consiglio comunale, con il quale il Comune può, nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa, promuovere azioni positive volte a eliminare ogni discriminazione esistente, determinando condizioni di pari opportunità nella comunità locale.

 

Con questo registro, dunque, si andrebbe a tutelare e sostenere la piena dignità umana e sociale delle unioni di fatto nel contesto sociale ed economico contemporaneo disciplinando le modalità con cui coppie di conviventi maggiorenni che non abbiano legami di parentela, siano esse eterosessuali e/o omosessuali, ma che integrino la condizione di famiglia anagrafica basata su di un “vincolo di natura affettiva”, come recita il Regolamento Anagrafico, possono accedere, previa appunto iscrizione nel suddetto Registro, ai benefici che l’Amministrazione comunale riconosce in alcune materie (casa, assistenza e servizi sociali, politiche per giovani, genitori e anziani, sport e tempo libero, diritti e partecipazione e trasporti) alle medesime condizioni previste dall’ordinamento per le coppie sposate.

 

Non si tratta dunque di atto che interviene sulla disciplina in materia di stato civile e di diritto di famiglia, riservata espressamente alla legge statale, ma di un esercizio dell’autonomia statutaria che la legge riconosce al Comune che, come recita l’art. 1 del nostro Statuto, “rappresenta la comunità locale, cura i suoi interessi e ne promuove l’armonia e lo sviluppo civile sociale, economico e culturale”.

 

Penso che i Comuni che hanno già adottato il Registro, oltre sostenere una sacrosanta battaglia civile, hanno voluto spronare il Parlamento affinché adotti al più presto una legge in materia.

 

Fatta la necessaria chiarezza sull’argomento, voglio sottolineare che, nella mia veste di Ufficiale di Stato civile, qualora mi pervenisse la richiesta di trascrivere nei registri comunali un matrimonio celebrato all’estero tra coppie dello stesso sesso, non avrei dubbi a seguire l’esempio del Sindaco di Roma nella consapevolezza di compiere un atto non ancora previsto dalla normativa italiana ma imposto dalle elementari regole di civiltà e di rispetto della libertà delle persone.

 

Giovanni Gaspari